Cambogia: la giustizia incompiuta

Cambogia: la giustizia incompiuta

Storia recente della Cambogia per capire come sono andate le cose: I khmer Rossi, I Vietnamiti, il ruolo degli USA, la Guerra fredda e soprattutto la protagonista principale: La giustizia incompiuta.                                                                                                                 Ringraziamo per questo articolo Andrea Mastrotto: italiano che ha messo radici ormai da molti in Cambogia. 

 

Di Andrea Mastrotto

Cambogia: la giustizia incompiuta:  E’ passato oramai molto tempo da quella pagina triste e dolorosa del secolo scorso, che ha visto la Kampuchea, il nome in lingua Khmer della Cambogia, coinvolta in una orribile guerra a cui è succeduta un’altrettanto orribile dittatura che ha portato alla morte un numero impressionante di persone. E’ stata emessa solamente il 26 luglio del 2010 la prima sentenza dell’ Extraordinary Chambers in the Court of Cambodia (ECCC), il tribunale misto istituito dal governo cambogiano col supporto delle Nazioni Unite nel 2001, contro il regime dei Khmer rossi che dal 17 aprile 1975 al 6 gennaio 1979 ha provocato la morte di circa 2 milioni di persone nel bellissimo paese del Sud-Est Asiatico ed ha visto condannato a 35 anni di carcere il responsabile del carcere di Tuol Sleng (letteralmente “collina degli alberi velenosi”).

Le vicende e la storia della Cambogia fanno parte della mia vita perché mio figlio è nato a Phnom Penh ed in questa città io e mia moglie lo abbiamo incontrato nel dicembre del 2008.

Se non fosse per le tragedie subite dal Popolo cambogiano durante il periodo di Pol Pot (ma anche quello precedente e successivo) la vicenda processuale potrebbe sembrare grottesca: un solo condannato fino al 2010 per un  tale genocidio, mentre riguardo gli altri 4 imputati, oramai molto anziani, due sono stati condannati all’ergastolo (!) nel 2014: Khieu Samphan, 83 anni e capo di stato di quel regime, e Nuon Chea, 88 anni e allora capo ideologo del partito. Mentre gli ultimi due imputati non saranno mai processati: il ministro degli Esteri del regime dei Khmer Rossi, Ieng Sary, è morto nel 2013, mentre sua moglie Ieng Thirith, ministro degli Affari Sociali, è stata ritenuta incapace di sostenere un processo nel 2012, quando le è stata diagnosticata la demenza. Il primo condannato si chiama Kaing Guek Eav, in arte  “compagno Duch”, tra l’altro un quadro inferiore, un meschino esecutore e del cui spessore fa specie il fatto che si sia convertito al cristianesimo semplicemente perché come religione prevede il perdono e dopo aver torturato ed ammazzato migliaia di persone, Duch avrebbe voluto usufruire di tale benignità!

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Tiziano Terzani in Asia

Il francese Francois Bizot, ricercatore, membro dell’Ecole francaise d’Extrème-Orient e scrittore, nel racconto autobiografico “Il cancello” racconta del suo arresto nel 1971 da parte dei Khmer rossi in Cambogia, della sua detenzione in un campo di prigionia diretto proprio dal “compagno Duch”, il professore di matematica divenuto carceriere, e di come quest’ultimo era al completo servizio dell’Angkar (l’occulta organizzazione di partito che imponeva dall’alto tutta la linea). La descrizione che Bizot fa riguardo a Duch è quella di un uomo di fede, triste e solo con la sua crudeltà, tanto malinconico da far provare dell’affetto al francese che ne riconosce la generosità nel carattere ma il condizionamento nell’ammazzare: “ Così ben congegnato com’era,” scrive Bizot, “i suoi superiori potevano utilizzarlo efficacemente come rotella di un ingranaggio che lo sovrastava”.

A questo personaggio si è ridotto in prima istanza il processo per genocidio di 2 milioni di persone? Sarebbe come aver messo in atto il processo di Norimberga contro i crimini del nazismo nel tardo 1980 e facendo sedere al tavolo degli imputati solo il direttore di un campo di concentramento! Sembra chiara ed evidente la farsa, svuotata da tutti i principi di giustizia che un simile evento dovrebbe avere: sono passati 35 anni dalla caduta dei Khmer rossi ad opera dell’esercito vietnamita e i maggiori responsabili, tra cui il famigerato Pol Pot, sono morti di vecchiaia o invecchiati tranquillamente e poi condannati all’ergastolo oramai ultraottantenni. Ma sarebbe giusto piuttosto capire il significato di tutto questo e come i Khmer rossi abbiano potuto prendere il potere, commettere quell’orrore e uscirne praticamente impuniti senza che la Comunità Internazionale rivolgesse loro lo stesso trattamento riservato ad altri criminali di simile fatta.

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popolazione cambogiana in Campagna prima della guerra

Lo scrittore e giornalista fiorentino Tiziano Terzani aveva commentato l’incontro con i Khmer rossi nel 1975 come l’episodio più drammatico della sua vita, dato che stava per essere fatto prigioniero tentando di entrare in Cambogia dal confine Thailandese a Pailin, ma scrive anche ( nei suoi lavori “In Asia” e “Fantasmi, dispacci dalla Cambogia”) di come, alcuni anni prima, la Cambogia era un paese ricco e pacifico dove nessuno moriva di fame, con i sui ritmi e le sue tradizioni. Un paese con un sovrano, Sihanouk, che governava il paese “come avrebbe fatto un monarca rinascimentale (…) che con grande abilità era riuscito per anni a tenere la Cambogia fuori dalla Guerra”. Ma nello scenario politico dell’Indocina di quegli anni il neutralismo non era visto come una virtù e fu per questo motivo che gli Stati Uniti, in guerra per il controllo del Vietnam, attraverso la CIA attuarono il 18 marzo 1970 il colpo di stato che destituì Sihanouk e  portò al potere il maresciallo Lon Nol a capo di un governo-fantoccio e filo-statunitense. Lon Nol schierò le forze cambogiane contro i Vietcong e autorizzò l’invasione americana e sudvietnamita (alleata degli U.S.A.) della Cambogia.

Scrive Terzani: “L’intervento americano si rivelò un enorme fiasco. Sul piano militare le truppe USA e quelle di Saigon subirono una sconfitta dopo l’altra e la loro semplice presenza in Cambogia, alimentando lo spirito nazionalista, facilitò i processi politici dei guerriglieri che allargarono la loro base popolare. Per tre anni gli americani martellarono a tappeto le zone controllate dalla guerriglia con i loro B-52, ma è come se da ogni cratere di bomba fosse nato un guerrigliero”. Nel 1970 i guerriglieri Khmer erano circa 3000, e non controllavano che un’insignificante parte di territorio,  mentre dopo qualche anno avevano un esercito di 60.000 uomini e controllavano il 90% del paese. Da questi fatti si evince che se non ci fosse stato il colpo di stato organizzato dalla C.I.A. i Khmer rossi sarebbero rimasti un’entità marginale nel Paese: furono quindi l’ingerenza e i bombardamenti statunitensi a fare in modo che la popolazione vedesse nei guerriglieri Khmer una via d’uscita dalla situazione di guerra che si venne a creare andando anche ad ingrossarne le fila.  Vanno ad ogni modo ricordate le centinaia di migliaia di vittime civili causate dagli indifferenziati bombardamenti a tappeto degli aerei militari U.S.A. che hanno raso al suolo indiscriminatamente interi villaggi come viene descritto anche attraverso il film “Urla nel silenzio” (“The Killing Fields” un film drammatico del 1984 diretto da Roland Joffé) nelle scene del bombardamento di cui è stata oggetto la cittadina di  Neak Loeung che si trova lungo il fiume Mekong nel sud-est del paese.

Dopo il 6 gennaio del 1979, giorno dell’assunzione del controllo del paese da parte Vietnamita, che  porta alla conoscenza del mondo le atrocità dei Khmer rossi mettendo la parola fine al loro dominio in Cambogia, i seguaci di Pol Pot entrano in clandestinità controllando alcune zone lungo il confine Thailandese e da questa posizione condannano l’invasione, innescando una sanguinosa guerra civile contro il governo filo-vietnamita del primo ministro Hun Sen.

Nel frattempo la Comunità Internazionale e le Nazioni Unite, che oggi partecipano in modo attivo alla creazione ed all’attività del tribunale che li giudica, in piena contraddizione tra l’agire passato ed il presente, continuano a riconoscere il seggio all’ONU del governo dei Khmer rossi ed a sostenerlo (anche economicamente da parte degli USA e della Cina)  come l’unico e legittimo governo della Cambogia. Difatti l’Assemblea generale dell’ONU nell’ottobre 1979 conferma, con 100 voti a favore, 25 contrari e 19 astensioni, il governo di Kampuchea Democratica (dei Khmer rossi) il solo legittimo rappresentante del popolo cambogiano decretando un embargo anche per gli aiuti umanitari alla Cambogia. Tale risoluzione verrà riconfermata ogni anno fino al 1990. Il 27 febbraio del 1982, la Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite condanna l’intervento del Vietnam come una “violazione dei diritti dell’uomo sui cambogiani”! È comunque a questo punto emblematica l’affermazione che fece re Sihanouk quando rientrò a Phnom Penh nel 1991, come capo di Stato dopo ventun’anni di esilio, e riportata da Terzani su “Fantasmi-Dispacci dalla Cambogia”: “Senza l’intervento vietnamita saremmo morti tutti”.

Le stesse Nazioni Unite favorirono, dopo gli accordi di Pattaya del 1991, il rientro nel paese e l’ingresso a pieno titolo nel nuovo Consiglio nazionale dei Khmer rossi (Pol Pot comunque non si fece vedere) e fu veramente singolare il fatto che al loro rientro in Cambogia questi ultimi fossero addirittura protetti dalle forze dell’ONU!

Purtroppo il Tribunale Internazionale di Phnom Penh ha competenza solo sui fatti avvenuti durante quei “tre anni, otto mesi, venti giorni” del governo di Pol Pot . Ciò significa che in aula non si è parlato e non si parlerà né del prima – i bombardamenti americani in territorio cambogiano che contribuirono alla crescente popolarità dei guerriglieri Khmer – né del dopo. Una circostanza gradita a Stati Uniti e Cina, che nella logica della Guerra fredda sostennero e protessero i Khmer rossi, in funzione antisovietica (l’Unione Sovietica era alleata con il Vietnam), dopo la loro caduta.

Va sottolineato che anche l’Italia ha le sue responsabilità in questa drammatica vicenda: per quattro volte, all’Assemblea dell’Onu, votò per mantenere il seggio cambogiano nelle mani del “legittimo governo” Khmer rosso di Phnom Penh contribuendo quindi a bloccare qualsiasi finanziamento internazionale per la ricostruzione di un Paese dal tessuto sociale dilaniato.

Se la giustizia Internazionale facesse il suo corretto percorso in quel periodo storico sarebbe opportuno creare anche un Tribunale per i crimini di guerra perpetrati in Indocina dall’esercito Statunitense che durante i bombardamenti a tappeto di Vietnam, Laos e Cambogia ha provocato la morte di circa 3 milioni tra i civili. Civili che ancora stanno pagando quello sciagurato intervento militare dato che  a causa degli agenti chimici defolianti (il famigerato Agente Orange) impiegati dagli USA per stanare i guerriglieri di Ho Chi Minh, in molte aree del Vietnam ancora oggi si riscontrano orribili deformità nei neonati dovute alla contaminazione delle acque mai bonificate.

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Bambine di Phnom Penh spesso sfruttate che chiedono l’elemosina ai giorni nostri

Oltre alle malattie, alla denutrizione, alle mutilazioni dovute alle mine anti-uomo che ancora si trovano nelle campagne, il degrado, che anni di guerra, dittatura ed ingiustizie hanno portato nel paese, ha reso la Cambogia uno dei paesi che vede il triste primato dello sfruttamento sessuale infantile da parte di pedofili e non che giungono da molti paesi del “primo mondo” (tra cui anche l’Italia!) a sfogare i loro abominevoli istinti per il semplice motivo che il corpo e la vita di un bambino o di una bambina in Cambogia valgono molto poco.

Vorrei concludere con una eloquente frase del regista e scrittore cambogiano Rithy Panh che descrive appieno l’odierna situazione sociale del paese: “In un paese che ha subito decenni di guerra, il segno evidente dell’incrinatura sociale si manifesta nello sfruttamento economico e politico di corpo e spirito”.

 -Andrea Mastrotto.-

 

 

 

 

 

 

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